Che il mondo del lavoro di oggi sia diventato una giungla lo sanno in molti: specialmente chi da anni e anni è costretto ad un precariato senza fine. Ma pure i lavoratori dipendenti privati si stanno uniformando ad una logica simile anche se con delle sfumature più tenui. Sfumature comunque senza colori: grigie, piatte, oscure e viscide come l’asfalto bagnato nella notte.Dopo aver vissuto la flessibilità dalla parte del flessibilizzato ora mi tocca assistere agli stessi schemi dalla parte opposta della barricata: non tanto come figura risparmiata dalla tanto temuta “ristrutturazione”, ma parte attiva della ristrutturazione stessa, causa del taglio di altri lavoratori. Vedo gente mai conosciuta prima che dolorante ma a testa alta saluta i colleghi di una vita con la speranza di rientrare quanto prima. La stessa gente che, fiera del proprio lavoro, mi stringe la mano augurandomi buona permanenza e un in bocca al lupo. Persone la cui unica colpa è quella di non riuscire a riadattarsi a nuove mansioni completamente diverse dalle precedenti e per questo scaricate come zavorra da una nave che, è vero, si barcamena pericolosamente in un mare in tempesta. Non riesco più a vergognarmi solo perché ho già vissuto la loro agonia appena prima di questa estate. Non li conosco, non ci parlo più di tanto, ma vorrei comunicare loro con gli occhi tutta la mia solidarietà per questo schifo di mondo ridotto ad una giungla dove uomo mangia uomo in un valzer di sprechi e confusione mentale dei cosiddetti dirigenti. Una giungla alla costante ricerca di quello zen che ho imparato ad odiare: “competitività”. Ovvero la corsa a chi è più bravo a sfruttare i lavoratori per ottenere vantaggi competitivi in termini di riduzione di costi e, di conseguenza, con maggiori profitti.
Fanculo.
Non so se avete notato la superba raffinatezza comunicativa che contraddistingue gli uomini di questo governo: in un periodo di forte crisi economica dove l’esecutivo ha fatto davvero poco per tamponare il deficit occupazionale, ecco il solito spot, il solito annuncio al vento a cui seguirà il solito nulla: “
La scalata al monte del Purgatorio è forse la parte più “terrena” della Commedia; i luoghi descritti sono probabilmente molto simili a quelli che Dante vedeva ogni giorno. Non solo: anche le situazioni del suo periodo storico non erano molto diverse da quelle odierne. Per esempio, la corruzione albergava sovrana tra i potenti di allora: i chierici su tutti.
A leggere i giornali on-line quasi non ci potevo credere: sentite cosa si stanno per inventare al Ministero del turismo (o Ministero della Cultura Popolare?):
Qualcuno dai microfoni delle TV nazionali ci racconta che ci vorrebbe più rispetto per